Libano, casa a tante stanze

Così s’intitola un classico libro di Kamal Salibi, uno dei più famosi intellettuali libanesi. E così è stato ciò che il nostro tour settembrino in quel piccolo stato-cuscinetto tra Siria e Israele ci ha permesso di visitare. Una settimana molto interessante durante la quale un gruppo di 28 partecipanti ha potuto ammirare le bellezze paesaggistiche, storico-artistiche ed etniche di un paese che si può percorrere da Nord a Sud in una sola giornata. Un paese ricco di contrasti: il Nord montuoso, verdeggiante, ordinato e molto meno sporco del Sud arido, piatto, polveroso e caotico; la “selva” di moderni grattacieli di Beirut, che ricordano la Downtown newyorchese, ed i rozzi edifici di calcestruzzo, molti dei quali sordidi e fatiscenti, martoriati da 17 anni di guerra; le raffinate dimore degli emiri che riportano alla mente i racconti de Le mille e una notte, di cui Beiteddine, il palazzo della religione, ne è il classico esempio con le sue fontane interne ed esterne e l’opulenza delle sue stanze. Contrasti che si notano anche nelle strade trafficate, percorse da auto di ogni marca, appariscenti e veloci, da altre “assemblate”, la cui casa-madre è irriconoscibile, e dai carretti e motocicli Ape degli ambulanti; contrasti pure  tra i supermercati e i souk brulicanti di donne velate e bambini, tra le profumate essenze alla rosa, al gelsomino, all’arancio esposte nelle vetrine e la maleodorante spazzatura abbandonata lungo le strade urbane ed extra-urbane assieme alla plastica imperante ovunque.

Le foto scattate hanno immortalato: la grande Moschea Khatem Al Ambiyaa con accanto la Cattedrale maronita di San Giorgio e poco lontana quella omonima greco-ortodossa, dimostrazione di una possibile pacifica convivenza di fedi religiose che pregano in modo diverso un Dio comune; la Piazza dei Martiri, luogo simbolo di una carneficina durante i tragici eventi bellici di poco tempo fa; gli Scogli del Piccione, emblema della metropoli libanese; la bellezza e la maestosità dei pochi (rispetto al lontano passato) Cedri millenari ed il silenzio suggestivo del Monastero di Sant’Antonio Abate; i siti archeologici di Byblos, la città dell’alfabeto fenicio e del Castello dei Crociati, di Tyro, coi suoi resti romani e bizantini e della grande necropoli, e soprattutto di Baalbek, Eliopoli, con le sue gigantesche rovine di templi, altari, fregi, capitelli, colonne alte fino a 20m (le 6 rimaste in piedi purtroppo ingabbiate per restauro). Come pure il piccolo ma interessante sito di Anjaar con le sue rovine omayyadi, caratterizzato dai resti delle 600 botteghe allineate lungo il decumano romano; La Fortezza del Mare, il castello di Federico II, a Sidone. Infine le due Grotte di Jeita con le loro impressionanti formazioni di stalattiti e stalagmiti ed il suggestivo breve giro in barca sul laghetto sotterraneo della grotta inferiore.

Altri ricordi-flash che ci siamo portati a casa? Le inquietanti bandiere nere sventolanti nel Sud del paese dove è più marcata la divisione tra Sciiti e Sunniti, perché era in atto la celebrazione dell’anniversario dell’assassinio di un importante capo religioso; la spiaggia sabbiosa ed attrezzata dell’hotel-resort a Tyro dove abbiamo trascorso un’intera giornata di relax; l’assordante suono del tamburo, che ci ha lasciati ammutoliti e frastornati per tutto il pranzo, coi canti e i balli di gruppo di una tavolata accanto alla nostra che festeggiava un battesimo o un matrimonio maronita.

Cos’altro? I posti di blocco lungo il nostro percorso ed i soldati sparpagliati nei punti nevralgici della capitale; la cucina libanese così ripetitiva coi suoi mezzeh, un piatto dietro l’altro e lasciato in tavola sino a fine pasto, che abbiamo “gustato” a pranzo e a cena dal giorno del nostro arrivo a quello della partenza (tranne un paio di eccezioni quando la portata principale era pesce); il canto del muezzin ad ore fisse; il narghilé che alcuni di noi hanno provato a fumare; l’ultramoderna Basilica della Madonna di Harissa, protettrice di Beirut, affiancata dalla sua colossale statua bianca che abbraccia la città dall’alto della montagna. E per finire la professionalità, la dolcezza e la pacatezza di Nashua, la nostra guida, molto attenta nella sua esposizione a non fare commenti che potessero dare adito a discussioni politico-religiose…

E’ stato un viaggio che ha lasciato  un ricordo meraviglioso che rimarrà a lungo nei nostri pensieri e nel nostro cuore. Un viaggio che ci sentiamo di raccomandare a tutti.

Silvia Iaia