Il Giappone: tradizione e modernità

Cral Banca Popolare di Bergamo  –   7 –  17 maggio 2019

Si torna dal Giappone frastornati dalle molteplici emozioni vissute.

Tanti sono gli aspetti particolari di questo paese incantevole e ci vorrebbero mesi per approfondirli tutti. Innanzitutto i Giapponesi: sono un popolo ospitale e gentile, l’inchino e il ringraziamento sono abituali, ovunque regna ordine e pulizia e per noi Italiani, ormai rassegnati a ritardi cronici, confusione e maleducazione, risulta una rivelazione, il rispetto quasi sacro che i nipponici hanno per la ‘res publica’. Rispetto delle regole e senso di appartenenza alla collettività sono inculcati fin dall’infanzia e si riflettono in tanti aspetti della quotidianità: le persone spesso abbigliate in abiti tradizionali, le divise ordinate degli studenti, le aree pubbliche immacolate e prive di cestini perché i rifiuti vengono portati a casa, i mezzi pubblici puliti e puntuali, perfino le toilette elettroniche sono dotate di ogni comfort igienico e hanno più pulsanti di un’astronave. Lo stesso mercato del pesce, pur offrendo uno spettacolo di suoni e colorate varietà ittiche esotiche, è ordinato e privo dei tipici afrori. I loro numerosi ristoranti offrono cibo vario e gustoso e assistiamo in diretta alla preparazione delle pietanze, oppure le cuciniamo personalmente, abituandoci velocemente all’uso delle bacchette. Le bellezze naturali sono rispettate e curate assiduamente e la loro vellutata perfezione si fonde con la modernità delle grandi città. Tokyo è un esempio di tutto ciò, città di fascino e con un’infinità di aspetti da scoprire: grattacieli e quartieri eleganti e indaffarati come Ginza  e Shibuya, quasi una New York con la stessa energia e dinamicità. Eppure con mancano parchi e giardini meravigliosi e basta svoltare un angolo per trovare la tranquillità di un tempio dove pregare o semplicemente sostare, oppure fare l’inatteso incontro con un autentico lottatore di sumo in libera uscita.

Condotti dalla energica, ma dolcissima e disponibile guida locale Maki, giapponese doc ma con esperienza di vita in Italia, visitiamo Asakusa, a forte vocazione turistica, con il tempio Kannon e l’affollatissimo mercato che lo precede. Dopo le abluzioni purificatrici, che sono la regola in tutti i luoghi sacri, sostiamo di fronte all’enorme braciere il cui fumo propizierebbe la buona salute. Saliamo velocemente in cima alla Tokyo Tower, dalla cui sommità ammiriamo il panorama della città e del lontano e inconfondibile Fujiyama, che avremo modo di vedere un po’ più da vicino a Shizuoka, dopo la salita in funicolare e la visita allo spettacolare santuario scintoista Toshogu.

Dopo una capatina a farci immortalare accanto alla statua del fedele cane Akihito, facciamo tappa a Kyoto, ricca anch’essa di templi, monumenti e giardini; la stazione ferroviaria è immensa e avveniristica, ma a Takayama, nei deliziosi quartieri storici delle geishe e dei samurai, con stradine strette e case tradizionali in legno lungo i canali, sembra di essere proiettati in un’altra dimensione temporale, dove compite signore in kimono eseguono con eleganza il secolare rito del thè. E ovunque magnifici edifici, come il Padiglione d’Oro e i meravigliosi giardini Kenrokuen, con i tipici elementi paesaggistici di stagni, ponticelli e ruscelli mormoranti. Kanazawa e le sue vie signorili rimandano a un tempo antico: le tipiche case in legno, i vecchi negozi e le locande custodiscono ancora oggi l’animo giapponese tradizionale.

Con un percorso suggestivo attraverso paesaggi incantevoli, ci trasferiamo al villaggio rurale di Shirakawa, incastonato in una valle verdissima tra le montagne. Famosa per le caratteristiche case contadine dallo spesso tetto spiovente in paglia, trascorriamo una magnifica giornata, completata e ingentilita da un inaspettato ultimo scorcio del Sakura, la straordinaria ed effimera fioritura dei ciliegi. In serata ci godiamo una pausa di relax nelle accoglienti terme dell’albergo, momento rigenerante per la mente ed il corpo.

Grazie come sempre alla comodità e puntualità del famoso shinkansen (treno proiettile velocissimo, a volte con divertenti allestimenti ispirati a personaggi popolari come Hello Kitty), ci spostiamo a Himeji, magnifico e imponente castello bianco, uno dei rari edifici ancora integri e risalenti ai potenti shogunati del XVI secolo, vastissimo e impegnativo anche da visitare all’interno.

Hiroshima, con il Parco della Pace e annesso Museo, è tappa a parte per la valenza simbolica di una delle grandi tragedie del XX secolo. Qui sono documentate la violenza distruttrice della guerra e le sofferenze patite dalle vittime inermi. Si stringe il cuore al racconto della bambina malata che ripone la propria speranza di vita nelle minuscole gru create dalle sue mani. L’impatto emotivo delle immagini d’epoca è forte e, dopo i primi momenti, viene naturale spegnere le fotocamere per rispetto verso le vittime.

Un intero giorno è dedicato a Miyajima, isola sacra al dio del mare Itsukushima. Arrivando col traghetto, ci accoglie il celebre e maestoso torii rosso che sorge dall’acqua. Visitiamo lo straordinario santuario su palafitte e assistiamo incuriositi ma rispettosi alle varie funzioni religiose che si officiano un po’ ovunque. Acquistati gli immancabili talismani (non si sa mai!), un gruppetto di infaticabili curiosi, pur con poco tempo a disposizione, si inerpica a visitare i templi che sorgono sulla montagna, oasi di pace fatte di padiglioni, nicchie, pagode e scalinate con i rulli di preghiera. Lasciamo a malincuore questi luoghi dove i cervi sacri pascolano indisturbati e torniamo a immergerci nel caos nei negozi e ristoranti, gustando al volo squisiti dolci e le ottime ostriche grigliate, prelibatezze che provengono dagli allevamenti nel mare interno dell’isola.

Il viaggio volge al termine e torniamo ad Osaka, città vivace e giovane, piena di luci e locali di ogni tipo. Non manchiamo di salire sull’immensa ruota panoramica da cui ammirare uno stupendo panorama notturno della città e scattare le ultime immagini ricordo.

Come sempre alla fine di ogni viaggio, si parte comunque con la consapevolezza di far parte del turismo dal consumismo veloce e resta il rimpianto di non poter essere i viaggiatori del passato, quando i luoghi si visitavano e si assaporavano a fondo, con lentezza  e soprattutto tanto tempo a disposizione.

                                                                                                          by  PATRICIA ANNE TOOMER