Il fascino dell’OMAN

27 ottobre – 4 novembre 2018

by Patricia Toomer

Atterrati a Muscat si parte subito alla scoperta della città. Visitiamo la Grande Moschea, gioiello dell’architettura araba contemporanea, delicatamente decorata e circondata da ampi giardini fioriti. Proseguiamo con il variopinto e tutto sommato semplice palazzo del Sultano Qaboos, esempio di sovrano illuminato e lungimirante che ha portato il paese fuori dall’arretratezza medioevale.

Sull’imbrunire ci imbarchiamo sul dhow, tipica imbarcazione omanita, e in tutto relax ci godiamo il panorama di rocce calcaree dalle forme bizzarre e i forti e le torri di guardia portoghesi che punteggiano un po’ tutta la costa. Sbarcati, visitiamo il souq locale, dove profumi di spezie e un ambiente chiassoso e variopinto ci avvolgono, appena in tempo prima di un acquazzone fuori programma.

Ma la vera avventura inizia il giorno seguente di buon mattino, quando siamo pronti a incontrare il nostro inseparabile compagno di viaggio: il fuoristrada, perfetto per visitare il sud, più selvaggio e spopolato. Le strade omanite spesso si inerpicano a zig-zag lungo i tornanti di montagna, dove a ogni curva si aprono panorami spettacolari, superano wadi per poi trasformarsi improvvisamente in piste di sabbia e sassi. I grandi protagonisti del nostro viaggio sono il deserto e l’acqua, elementi solo apparentemente in contrasto. Il territorio è attraversato da wadi, canyon scavati nella roccia da fiumi che ancora oggi scorrono abbondanti e ci rimandano ai tempi della creazione del mondo. Grazie ai nostri autisti, o piuttosto piloti, per la loro abilità al volante, tutti beduini fieri e discreti ma sempre attenti e disponibili, ci inoltriamo in luoghi meravigliosi ancora poco toccati dall’onnivoro turismo di massa. Gustando un semplice ma saporito pasto all’ombra di una tenda improvvisata, godiamo dello scenario mozzafiato di Ash Shuwaymihhay e ci sentiamo un po’ come Lawrence d’Arabia. Lungo il percorso attraversiamo anche villaggi remoti e durante le indispensabili soste tecniche, siamo oggetto di curiosità da parte dei locali, specialmente Nicola, nostro GGG Giovane Gigante Gentile che per statura svetta su tutti noi ed è la grande attrazione dei bambini incuriositi. Godiamo dell’irreale silenzio del deserto durante la notte trascorsa al grazioso Oryx Camp e il mattino successivo siamo pronti per nuove scoperte. Guidare in questi luoghi può essere difficile e pericoloso ma tutto procede senza intoppi e sperimentiamo anche l’ebbrezza di divertenti percorsi alla Camel-trophy sulle dune. Si svelano a noi oasi naturalistiche insospettabili dove, con un po’ di attenzione,  riusciamo a osservare la fauna avicola locale. E infine, come un gioiello prezioso, l’Oceano Indiano si apre di fronte ai nostri occhi. Superata la meraviglia, ci tuffiamo per un bagno ristoratore, non senza aver prima raccolto conchiglie esotiche e inseguito e fotografato i velocissimi granchi della sabbia. Tracce di tartarughe sulla spiaggia ci segnalano che questi sono anche luoghi da rispettare, dove gli animali marini vengono a riprodursi. Avvolti dall’intenso afrore del pescato e salutati dall’irritato schiamazzare di migliaia di gabbiani, sostiamo in umili e sperduti villaggi di pescatori dove ancora oggi si impiegano imbarcazioni tradizionali e metodi che risalgono al passato.

Al Khaluf, Ras Bintwat, Fizaya Beach, fra falesie e acque turchesi, raggiungiamo Mughsail, dove il mare si insinua fra le scogliere innalzando potenti spruzzi d’acqua somiglianti ai geyser. Ma è nel deserto di Rub Al Khali che il tempo infine sembra fermarsi e si ritrova la vera condizione dell’essere umano, leopardiano nomade errante alla ricerca del silenzio e della pace interiore. Arbusti dai graziosi fiorellini, geodi misteriosi, tracce di piccoli coleotteri e impronte di volpi del deserto, ci ricordano che anche nel deserto più arido esiste vita; un frugale thé nel deserto, con biscotti e datteri, ci riporta a una gradevole realtà.

A volte sostiamo in ristoranti tipici oppure assaporiamo l’ospitalità di un pranzo in una dimora beduina, dove ci vengono offerte gustose pietanze locali accompagnate da verdure fresche e frutta. Come non menzionare inoltre Wadi Dharbat, dalle suggestive cascate e popolato da un infinito numero di flemmatici e alteri dromedari? Strada facendo visitiamo interessanti siti archeologici di antichi avamposti come Ubar e Sumhuram che raccontano di un passato glorioso, ricco di fiorenti rotte commerciali dell’incenso e delle spezie.

Dopo un percorso di circa 1500 km purtroppo il nostro viaggio volge al termine e giungiamo a Salalah dove ci toglieremo ogni traccia di sabbia e sale, ma non certo i ricordi di una bellissima esperienza. L’ultimo giorno, dopo gli immancabili acquisti di souvenirs, salutiamo Luciano, la nostra ineffabile guida locale che con profonda conoscenza della realtà omanita, ci ha condotti lungo un itinerario affascinante, non trascurando al contempo problemi contingenti, compresi i festeggiamenti con tanto di torta e candeline di due compleanni fuori copione.

Non manchiamo di ringraziare calorosamente anche i nostri accompagnatori beduini che con disponibilità e gentilezza hanno reso il nostro percorso gradevole, sicuro e anche divertente.

Saliamo sull’aereo del ritorno con un pizzico di malinconia, ma portando con noi indelebili ricordi, emozioni e certamente una manciata di sabbia del deserto.

Foto di gruppo nel deserto Rub Al Khali

Poteva mancare un selfie?

Distributore di benzina nel deserto