ALESSIO BREMBILLA: il mio GRAN TRAIL delle OROBIE

PROLOGO

Dopo quelle due sottili linee rosse sul test di gravidanza, arriva finalmente il momento della prima ecografia. “Ho deciso, se domani vedrò battere il cuore del mio bambino, mi iscriverò al GTO”.

Il giorno dopo, puntualmente : “ tum .. tum .. tum .. tum .. ”

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Tutto molto bello e romantico, ma io sono un pessimo runner ed un escursionista amatoriale, come posso pensare di portare a casa una della ultra-trail più dure delle Alpi ?

Conoscevo una sola persona che potesse trasformarmi in due mesi (follia pura) from zero to hero, il mio ex collega di Sede Bergamo Thomas Capponi.

Un brief tecnico in pista per constatare il mio stato di preparazione (confermato: pietoso), ed in un paio di giorni un file excel con un programma di allenamenti che avrebbe completamente stravolto il mio tempo libero, in particolare il fine settimana (con la moglie incinta al 4° mese).

Oltre 400 Km in meno di due mesi, sabati e domeniche in solitaria tra i Colli di Bergamo e le Orobie per imparare come si beve, come si mangia, come si sopravvive quando si fa sport per 12 ore di fila.

Mi fido del mio coach e mi applico per rispettare alla lettera tutto il programma di allenamento, inclusi gli esercizi di potenziamento muscolare ed i cicli di massaggi defaticanti, sostenuto dal tifo di mia moglie.

28 Luglio 2018

Oggi è il D-DAY, si parte. Cinque ore di sonno (scoprirò che sono uno di quelli che ha dormito di più) e sono a Carona con altri mille appassionati in attesa del via. L’aria è gravida di emozione, tensione, paura, eccitazione, in un giorno ti giochi mesi di allenamento ed un investimento economico in attrezzature.

Si parte ma siamo davvero tanti, dopo il giro di Carona pensato per smaltire il flusso di atleti ci ritroviamo in coda come al casello di Melegnano, in salita verso i Laghi Gemelli.

Defluito il traffico, all’altezza del Lago Marcio (meraviglioso) il GTO entra nel vivo.

La salita dall’Alpe Corte a Capanna 2.000 rimane per me la più dura in assoluto, soprattutto perché affrontata sotto il sole.

Inizia la discesa verso la base vita di Zambla, sono stanco ma ci sono, testa e gambe rispondono. A Zambla trovo i miei amici e mia moglie che si emoziona nel vedermi arrivare e scoppia a piangere. Faccio a malapena in tempo a sedermi e la fatica mi arriva addosso tutta insieme come un treno in corsa; divento bianco come un cencio, mi viene da rimettere, non riesco a mangiare ne a bere. Voglio ritirarmi, sto davvero male e non sono nemmeno a metà gara, impensabile continuare.

Chiamo Thomas: “cosa faccio mister ?” .. “stai calmo e rilassati almeno un quarto d’ora, puoi farcela Ale”.

Prendo una pastiglia contro il vomito, mi cambio, mi sdraio con le gambe all’insù e cerco di rilassarmi circondato dalle attenzioni degli amici e di Laura.

Sento che sto meglio, bevo una tazza di brodo caldo, poi un’altra, poi una forchettata di pasta. Sono a Zambla da più di un’ora ma “chissenefrega”.

 

“Ok ragazzi, riparto!” .. e giù applausi di incoraggiamento!!

Come se non bastasse, in pochi minuti il cielo diventa nero come la pece e si scarica a terra il classico diluvio estivo.

“Bene”, penso, “mi aspetta la seconda salita più dura della gara, stavo collassando, non siamo nemmeno a metà e diluvia, perfetto!”.

Il corpo si è completamente ripreso dalla crisi, le gambe vanno come fossi appena partito da Carona, affronto senza particolari fatiche (complici la pioggia ed il fresco) la strada che mi separa da Baita Piazzoli in compagnia di Carmine, conosciuto a Zambla. La presenza di un compagno è fondamentale in queste situazioni, si parla, ci si fa coraggio, si stempera la tensione.

Il GTO continua, faccio amicizia con un altro gruppo di ragazze, ribattezzate “armata Brancaleone”, e proseguiamo tutti insieme.

Dopo l’infame ed infinito sentiero che conduce al Poieto, scendiamo verso Selvino. Finalmente case, asfalto, automobili; la civiltà dopo quasi 20 ore tra i sentieri di montagna. E’ mezzanotte ma Laura è ancora lì, alla base vita che mi aspetta, non mi vede e non mi sente dal fattaccio di Zambla e finalmente è rassicurata dal mio stato. L’amico Carmine è costretto a ritirarsi, la fatica ha definitivamente il sopravvento su di lui, mi dispiace tantissimo.

Fatica, ancora tanta fatica, il GTO non è finito finché non è finito.

Non ho più crema anti sfregamento e la pelle dell’inguine mi brucia, ho dolori ovunque, alle ginocchia, alle piante dei piedi, alle dita. Mi levo una scarpa per togliere un sassolino, il calzino è impregnato di sangue; mi rimetto la scarpa e non ci penso.

Il Monte di Nese, la Maresana, Ponteranica e ancora su fino a San Vigilio, perché fino all’ultimo metro devi soffrire.

Siamo rimasti in tre, sono le cinque del mattino. Eccola, è LEI, è la piazza vecchia. C’è un silenzio surreale, sta sorgendo il sole, sono passate più di 22 ore, senza sosta, senza sonno, solo fatica testa e cuore.

Ce l’ho fatta, sono sul palco dei finisher, e ancora una volta lei è lì, mia moglie e la mia bambina dentro di lei, che mi aspettano per riportarmi a casa sano e salvo.

Indimenticabile.