L’Andalusia in bici

Consegnate allo spedizioniere biciclette e bagagli, nel tardo pomeriggio dell’11 maggio tutti pronti all’aeroporto di Orio, nell’attesa dell’imbarco si chiacchera, si scherza e, tipico dei ciclisti, ci si racconta la classica “balla”: sono poco allenato!

Arrivati in Spagna, in albergo, ci accolgono Gambi, Ciccio E Cesare Piazzini detto “ossigeno”, angeli custodi dell’organizzazione, che tutto avevano già ben predisposto.

La mattina dopo, inforcate le bici, si parte per la prima tappa, alla scoperta dell’Andalusia: belle strade, paesaggi maestosi, agricoltura rigogliosa e ordinata (uliveti, aranceti e vigneti), paesi appollaiati sulle colline, con le case tutte bianche e sul cucuzzolo la chiesa e il castello, entrambi color ocra intenso, il colore del territorio.

A tutti noi “esperti” balza subito… alla gamba, la caratteristica principale del terreno: non c’è un metro di pianura. Tutti saliscendi, anche impegnativi: salite vere, lunghe anche alcuni chilometri.

Sarà la caratteristica principale di tutte le tappe, con due eccezioni:

  • la scalata alla Sierra Nevada, 35 km di salita partendo da Granada, con la montagna che, mano a mano che si saliva, diveniva più vicina e ci rivelava la sua imponenza e bellezza;
  • la cavalcata quasi pianeggiante dell’ultima tappa “fortunatamente” bagnata da dieci minuti di temporale, unico, in una settimana di cielo azzurro e temperature ideali per pedalare.

 

Dopo l’arrivo, nel pomeriggio, iniziava la parte turistica: Granada, Cordova, Siviglia. Visite ben organizzate, con ottime guide, oltre alle passeggiate esplorative dei singoli

Granada: l’Alhambra e il palazzo del Generalife, capolavori della cultura araba, che trasmettono la voglia di vivere, immersi nel verde e nella natura, quali doni di Allah.   Il Palazzo di Carlo V, invece, con la sua potente architettura, è simbolo del diverso modo di concepire il potere e la religione, infine la Cattedrale, una chiesa piena di luce e di capolavori.

Cordova: la Mezquita, ora cattedrale, ma in origine moschea, la più grande dell’occidente, simbolo della pace e della convivenza fra le religioni e le culture.   Il centro storico, patrimonio dell’Unesco e infine il magnifico ponte romano, simbolo pacifico del passaggio e della comunione fra ere e culture diverse.

Siviglia: la cattedrale, anch’essa ex moschea, che dà il senso della religione cattolica trionfante dopo la “reconquista”. La salita sul campanile della cattedrale, in origine il minareto della moschea, senza un gradino, ma con ben 37 rampe che il muezzin, in groppa ad un asino, risaliva cinque volte al giorno per guidare la preghiera.  Plaza de Espana, un grande spazio fisico dove trova la sua massima rappresentazione l’unità della Spagna, a dispetto delle spinte autonomiste che ancora la animano.

Sport, turismo culturale e…buona cucina: una splendida settimana, sicuramente una delle più complesse dal punto di vista organizzativo. Dire che tutto è andato per il meglio è lapalissiano, sono noti l’impegno e la professionalità profusi da Riccardo, da Lorenzo e dai tanti amici che hanno contribuito a gestire le varie fasi operative.

In un viaggio complesso, in cui non si è tralasciato alcun dettaglio, spicca, come nota goliardica, Paco, l’autista del pullman, che ci ha accompagnato per tutta la settimana: uomo d’altri tempi, allergico alla tecnologia e ai moderni sistemi di navigazione e orientamento, che quando non c’era Gambirasio a dargli la dritta si affidava alle indicazioni dei passanti, che interpellava ogni volta che aveva dubbi. Alla fine, con qualche minuto di ritardo e qualche…sbuffo, il buon Paco ci ha condotto sempre alla meta.

La settimana ciclistica 2018 si è conclusa con un bel bagaglio di immagini e ricordi e credo siano già molte le aspettative per … la prossima!