Atletica : Giovanni alla “Lago Maggiore International Trail”

Scritto da Giovanni Rossi

Con un po’ di incoscienza mi sono iscritto alla Lago Maggiore International Trail e già che c’ero ho scelto quella lunga di 50km con 3500 metri di disli-vello. Illudendomi di essere abbastanza allenato ma anche consapevole dei miei limiti,  ho dato l’ultimo invio per confermare l’iscrizione pensando che tanto fino a qualche giorno prima della gara avrei potuto cambiare con quella più corta.

Non ho sfruttato questa opportunità  ed ora, eccomi qui a Maccagno alle 7 di una splendida giornata. Mi guardo attorno e vedo runners molto più giovani di me che provengono anche da altre nazioni . Sono super attrezzati  e sembra che facciano tutti i corridori di professione.

Partiamo. Conosco bene la prima parte del tracciato e non mi preoccupa più di tanto avendola già percorsa gli scorsi anni nelle precedenti edizioni ma, sono ben consapevole che devo dosare le forze in modo da poter arrivare fino in fondo con una certa dignità.  Arrivo alla diga del Lago Delio un po’ trafelato dopo aver percorso un po’ fuori giri la salita che da Bassano porta alla diga del lago Delio : ero convinto che qui ci fosse un cancello orario di due ore e 15 che invece era di tre ore. Dalla diga fino al passo Forcora è un continuo susseguirsi di sentieri che salgono attraverso stupende faggete: qualche piccolo fiumicello da guadare rende ancora più suggestivo questo luogo magico. L’imprevisto però è sempre in agguato: una distrazione mi causa una caduta con una  ferita alla mano:  non è una cosa grave ma temo possa compromettere l’utilizzo del bastoncini lungo il percorso.

Tutto si risolve (del resto, ho dichiarato nella liberatoria di essere in grado di gestire i piccoli incidenti ) e proseguo verso la cima del Sasso Corbaro . Dai suoi 1528 metri si gode una vista mozzafiato che fa scomparire la stanchezza e preso da una incosciente ebbrezza mi abbandono a considerazioni del tipo: sono  fortunato di vivere in questi posti meravigliosi e anche di avere la salute per poterli visitare ma, quasi subito, rendendomi conto di non essere nemmeno a metà gara, riprendo padronanza del mio apparato locomotore. Ora si scende : con le gambe un po’ provate, anche la discesa fino a Piero non è proprio una passeggiata ma, continuo a ripetermi che non sono da solo, e che comunque, non devo mica arrivare primo, voglio solo arrivare fino in fondo. Qui incontro un runner un po’ in difficoltà e , quindi decidiamo di fare un pezzo di strada insieme. Con estrema umiltà mi racconta che l’anno scorso ha portato a termine i Tor des Geans  (330km 24.000 da correre in 150 ore ) e, tra un racconto e l’altro ci avviamo a raggiungere Monteviasco  che si trova 400 metri più in alto. Il villaggio è un alpeggio completamente isolato, non raggiunto da alcuna linea di comunicazione stradale ma solo da una funivia, abitato oggi da sole 5 persone.

sasso-corbaro

Non posso pensare di percorrere questo tratto in 25 minuti come ho fatto qualche tempo fa con il mio amico Peron e allora pian pianino insieme al mio compagno vi viaggio  salgo e raggiungo questo obiettivo arrivando comunque  nettamente in anticipo sul tempo previsto  dal cancello orario. Mi concedo una piccola pausa invidiando i commensali del ristorante dal quale escono profumi favolosi e approfitto per fare una  breve telefonata alla mia mogliettina che ringrazio perché non mi ostacola mai nelle mie imprese : la rassicuro del mio ottimo stato di salute e proseguo. Imposto nel mio navigatore mentale la prossima destinazione : Monte Lema che con la sua altezza di 1620 metri di trova a quasi 1000 metri di dislivello più in alto! Ho un altro momento di crisi che supero utilizzando la tecnica del dividi et impera: suddivido mentalmente a tappe questo dislivello pregustando l’arrivo al Passo Agario punto iniziale del percorso in cresta che poi mi porterà al Lema. Giungo cosi alla capanna Merigetto (1498 slm) dove trovo una fontana produce un getto arzillo e fresco di acqua cristallina.

monteviasco

Per la birra dovrò aspettare ancora ma con questa bella rinfrescata posso affrontare con discreta sicurezza la strada che mi manca. Eccomi giunto al passo Agario che conosco essendo sul percorso Tamaro – Lema, una fantastica attraversata in cresta tra al Svizzera e l’Italia. Non so come possa essere possibile ma mi sento ritornare le forze e mi appresto ad affrontare una splendida cavalcata passando per il Monte Magino e il Poncione di Breno arrivando con un ultimo sforzo sulla cima del Lema. Appena prima ho trovato un punto di ristoro nei pressi di una fontana: tra lo stupore dei presenti chiedo se qualcuno deve bere l’acqua nella vasca e sotto lo sguardo incredulo faccio una full immersion  ottenendo un ristoro senza pari. Qualcuno mi fa notare che raffreddare i muscoli in modo così brusco potrebbe nuocere ma, ormai è fatta. Ora, illudendomi che il più, oramai è fatto, mi accingo a percorrere gli ultimi 10 km per scendere di quota di quasi 1200 metri. In realtà dopo aver percorso più di 40 km il mio corpicino è abbastanza provato e quindi uso tanta cautela per scendere fino all’alpe Pradecolo dove ci sarà un altro ristoro: non intendo farmi male e anche durante la discesa utilizzo i miei amati bastoncini. Qui arrivo cotto e la tentazione di abbandonare è molto alta: ma, se abbandonassi ora, a 7 km dall’arrivo, so che non potrò mai perdonarmelo. Grazie a una cospicua dose di cioccolato, e un bel bicchiere di coca-cola potenziato con limone provo a ripartire dopo essermi fatto medicare l’abrasione alla mano da una cortese crocerossina.

Gli ultimi km li percorro con un altro concorrente e, facendoci compagnia  a vicenda raggiungiamo il rifugio Dumenza a 941 slm.“Siamo ancora altini” dice ma, io scorgo il campanile della chiesa di Dumenza. Una decina di runners ci superano in questo ultimo tratto  ma, io più di quanto sto facendo non potrei fare. All’arrivo a Dumenza al Centro sportivo Carà trovo mia moglie e alcuni amici che mi accolgono come se fossi arrivato primo : li ringrazio per avermi aspettato per più di un’ora. Tanto graditi perché inaspettati sono i complimenti che ricevo da un giovane runner che trovo in zona ristoro. Gli replico che però ho sofferto molto e lui mi dice che anche per lui non è stata una passeggiata! “L a stanchezza passa ma la gloria rimane” dice ancora davanti ai miei occhi meravigliati.

Non credo si tratti di gloria : forse la gloria va ai primi che hanno fatto questo giro in meno di 6 ore. Certo mi rimarrà la soddisfazione per aver osato e aver raggiunto questo piccolo risultato. Di questa giornata mi rimarrà il ricordo dei bellissimi posti che ho attraversato e il ricordo delle tante belle persone con le quali ho condiviso tratti di percorso alternando momenti di euforia e di sconforto. Un’ultima cosa: la birra che mi ha accompagnato nella mia mente per buona parte della gara tanto  è risultata più fresca di quella reale che ho gustato all’arrivo: che forza l’immaginazione!

Giovanni Rossi

                   Corri quando puoi, cammina quando devi, striscia se serve; ma non mollare

                     mai. (Dean Karnazes)