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Viaggio in Perù

Scritto da Maurizio Frangi (03/07/2016)

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PERU’ un viaggio unico, vissuto insieme ad altri 22 amici.
Finalmente è arrivato il 15 giugno e si parte per il Perù, 23 viaggiatori incalliti e il mitico Silvano, accompagnatore per antonomasia.

Un anno di preparazione e tanto entusiasmo per un Paese affascinante.

Atterriamo a Lima dopo 15 ore di volo, 6 di ritardo e 5 valigie perse.

Qualche nervosismo per i disservizi di Iberia, ma l’entusiasmo del gruppo non viene fiaccato.

Il centro di Lima, dichiarato patrimonio dell’umanità, ci colpisce per il suo stile coloniale, ma il clou della giornata è la visita al museo Larco Herrera, reso indimenticabile dall’intervento della guida, che ci ha svelato i segreti di quei reperti dell’affascinante cultura Inca e pre Inca.

Ottimo inizio, ci sentiamo meglio preparati per il seguito del viaggio.All’uscita dal museo ci attende il pullman per Paracas.

Il mattino seguente escursione in barca alle isole Ballestas, in oceano Pacifico: un paradiso naturale per decine di migliaia di uccelli, ma anche pinguini, leoni marini e krill, un gamberetto rosso alla base della catena alimentare marina.

Tappa successiva Nasca. Sorvoliamo le misteriose linee con un piccolo aereo. Restiamo affascinati dalla perfezione dei grandi disegni tracciati sul terreno oltre 2000 anni fa, con precisione matematica, da una civiltà pre incaica; siamo talmente concentrati ad ammirare ciò che appare nitido sotto di noi, che superiamo senza danno le strette virate e successive cabrate del pilota che, con abilità, ci consente di ammirare le mitiche linee nel modo migliore.

Il mattino successivo raggiungiamo Arequipa, chiamata “Ciudad Blanca”, a 2360 metri di altezza.

Città coloniale ricca di monumenti, chiese con bei portali, la magnifica Plaza de Armas e l’antico Monastero di Santa Catalina, presso il quale le figlie delle nobiltà coloniale spagnola non destinate al matrimonio, erano indotte a prendere i voti.

In serata cena a base di carne di alpaca e un buon vino peruviano.

image2Nei giorni successivi il nostro viaggio entra sempre più nel vivo: percorriamo centinaia e centinaia di chilometri in pullman, salendo più volte oltre i 4000 metri sino ai 4.912 metri del passo Matapampa Mirador, circondati da spettacolari vulcani e vette che raggiungono i 6000 metri, ma anche da vallate abitate da comunità contadine che vivono duramente coltivando legumi e patate e allevando, come ai tempi delle civiltà Aymara e Quecqua, alpaca e lama.

Ammetto che nel gruppo aleggiava la preoccupazione per le possibili difficoltà di adattamento alle alte quote, con le quali abbiamo convissuto per circa una settimana, ma l’entusiasmo e la curiosità hanno limitato i danni a qualche mal di testa, combattuto masticando foglie di coca (come fanno quasi tutti i locali) e ricorrendo a qualche “sniffata” di ossigeno da bomboloni di cui tutti gli alberghi della zona sono provvisti. Una dose supplementare di ossigeno allevia immediatamente i malesseri dei 3500/4000 metri di altitudine.

Ho ancora negli occhi e nelle orecchie la felicità di tutti quando, percorsa la valle del Colca, abbiamo ammirato decine di condor che volavano a pochi metri da noi. Macchine fotografiche e cineprese sono uscite fumanti dall’esperienza! Noi siamo rimasti stupiti e ammirati, oltre che dalla maestosità di quei rapaci, anche dalla bellezza della valle: un canyon scavato nel corso dei millenni da fiumi impetuosi e profondo oltre 3000 metri.

Dopo i condor ad affascinarci è stato il lago Titicaca. Posto a 3800 metri d’altezza, copre una vastissima area. Sul lago, sia sulle isole naturali, sia su quelle galleggianti, vivono comunità i cui usi  e costumi sono rimasti immutati nei millenni. Coinvolgente la visita alla comunità Urus: qualche migliaio di persone che vivono su isole galleggianti costruite da loro intrecciando giunchi che nascono sul lago.

image3Altrettanto coinvolgente l’escursione all’isola di Tequila, sulla quale vivono circa 2000 persone che mantengono inalterati usi e costumi degli  antenati Aymara. Un’isola coltivata terrazzando gli scoscesi versanti. Ottima l’accoglienza per i turisti, compreso il pranzo a base di squisite trote del lago.

Lasciata Puno di buon mattino, l’itinerario di viaggio ci porta a Cusco, dopo aver superato ancora i 4000 metri e visitato resti di costruzioni di epoca Inca, tra cui il tempio dedicato al dio Viracocha.

In località Andahuavillas ci attende la sorpresa della “cappella Sistina del sud America”, una chiesa in un piccolo paese che si è meritata il paragone grazie alle ricche decorazioni e agli affreschi che ne ricoprono le pareti, opere di artisti locali.

Il giorno successivo (24 giugno) siamo a Cusco per assistere alla cerimonia rievocativa dell’Inti Raymi, il solstizio d’inverno.

Una manifestazione imponente che dura tutta la giornata, con oltre 700 figuranti e che rievoca l’incontro delle autorità delle quattro regioni in cui era diviso l’impero Inca con il Re.

La presentazione delle offerte, fatte  per propiziarsi le divinità Inca, culminano con il sacrificio di un lama (nel nostro caso solo virtuale).

Nello stesso pomeriggio rotta nella valle sacra del fiume Urubamba per raggiungere, con il treno Inca Rail, Aguas Caliente, un piccolo villaggio incuneato tra i monti, base per raggiungere il massiccio del Machu Picchu.

image4Sveglia prima dell’alba per raggiungere questa splendida località, meta irrinunciabile di ogni viaggio in Perù. L’ambiente è spettacolare,  con alte montagne coperte di vegetazione, Machu Picchu rappresenta la massima espressione della civiltà Inca. I templi si susseguono imponenti, con varie testimonianze delle osservazioni astronomiche, di cui gli Inca erano profondi conoscitori.

La salita sino alla cima del monte Wayna Picchu attraverso un ripido ed impegnativo sentiero, ha consentito ad alcuni di noi di guardare Machu Picchu dall’alto e di “toccare il cielo con un dito”.

Ultimo giorno visita della città di Cusco (3800 metri di altezza), centro storico affascinante per la mirabile fusione tra architettura Inca e coloniale.

Ora, tornati a casa, ci resta il piacere del ricordo di splendide esperienze condivise con simpatici compagni di viaggio.

Sorpresa finale: i bagagli sopravvissuti alla prima scrematura di Linate, ma proprio tutti, sono rimasti a Madrid.  Dopo qualche momento di incredulità ha vinto il detto “mal comune mezzo gaudio” e abbiamo sfruttato i tempi di attesa per le denunce di smarrimento bagagli, per prolungare i saluti e rievocare i momenti più belli del viaggio.

I disservizi di Iberia sono stati l’unico neo di un viaggio da consigliare.

Grazie a tutti e alla prossima.

Maurizio Frangi                

Foto: Bruno Mingardi